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	<title>Hope, le mirabolanti avventure di un&#039;astronave</title>
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	<description>Le mirabolanti avventure di un&#039;astronave</description>
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		<title>La Hope negli spazioporti di Amazon, iTunes&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 09:29:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Molti popolari negozi online hanno aperto i loro spazioporti all&#8217;Astronave Hope, grazie alla piattaforma Narcissus che ha gentilmente offerto un varco spaziotemporale gratuito (con i prezzi che ci sono, di questi tempi! No non i vostri tempi, intendo il 10234, qua costa tutto tantissimo!). Se volete leggere Hope comodamente sul vostro Kindle, o iPad, o ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti popolari negozi online hanno aperto i loro spazioporti all&#8217;Astronave Hope, grazie alla piattaforma <a title="Narcissus" href="http://sbfnarcissus.com/" target="_blank">Narcissus</a> che ha gentilmente offerto un varco spaziotemporale gratuito (con i prezzi che ci sono, di questi tempi! No non i vostri tempi, intendo il 10234, qua costa tutto tantissimo!).</p>
<p>Se volete leggere Hope comodamente sul vostro Kindle, o iPad, o qualsiasi altro lettore, trovate i link dei principali store che ci ospitano, molti anche senza DRM, a <a href="http://www.astronavehope.com/libro">questa pagina</a>.</p>
<p>In attesa del seguito delle nostre avventure, buona lettura!</p>
<p>(e ricordate: tutto quello che conoscete è falso)</p>
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		<title>A new Hope</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 21:31:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eccoci di nuovo, dopo un po&#8217; di tempo in giro per l&#8217;Universo, per aggiornarvi su un&#8217;importante novità. Le nostre avventure sono approdate in una nuovissima edizione curata da Giorgio Sangiorgi, nella collana Long Stories di Edizioni Scudo! Oltre alla riedizione del libro che già conoscete, troverete ben undici illustrazioni curate da Luca Oleastri. Come sempre, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci di nuovo, dopo un po&#8217; di tempo in giro per l&#8217;Universo, per aggiornarvi su un&#8217;importante novità.</p>
<p>Le nostre avventure sono approdate in una nuovissima edizione curata da Giorgio Sangiorgi, nella collana <a href="http://www.innovari.it/scls.htm">Long Stories di Edizioni Scudo</a>!</p>
<p><a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/hope/15675221"><img class="aligncenter" title="Hope - Edizioni Scudo" src="http://static.lulu.com/product/a-copertina-morbida/hope/15675221/thumbnail/320" alt="" width="212" height="320" /></a></p>
<p>Oltre alla riedizione del libro che già conoscete, troverete ben <strong>undici illustrazioni</strong> curate da Luca Oleastri.</p>
<p>Come sempre, anche questa versione speciale è disponibile sia in formato cartaceo che elettronico.</p>
<p>Volete perdervela? No, dai! <img src='http://www.astronavehope.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>11. La volpe e l&#8217;uva</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 09:00:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fine della storia...oppure no? Lo saprete in futuro. Forse]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=21"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_epub.png" alt="Capitolo 11 - ePub" /></a>  <a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=22"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_pdf.png" alt="Capitolo 11 - Pdf" /></a></p>
<p><img class="aligncenter" title="Immagine capitolo 11" src="http://www.astronavehope.com/files/immagini/capitolo11.jpg" alt="Immagine capitolo 11" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: <a title="Holocaust memoria, Berlin" href="http://www.flickr.com/photos/civilon/4225128019/" target="_blank">Holocaust memorial, Berlin</a>, di ^CiViLoN^.</p>
<h3>Capitolo 11</h3>
<h2>La volpe e l&#8217;uva</h2>
<p>Alcune ore dopo, smaltiti adeguatamente chi la sbornia chi il gonfiore (che, invero, avrebbe potuto essere usato come arma contro i nemici), il gruppo si preparò a partire. Dopo un rapido passaggio in armeria, si radunarono intorno a Buzz, pronti al salto dalla padella alla brace.<br />
Tutti armati fino ai denti, più per un senso psicologico di sicurezza che per vera necessità in una base spaziale pullulante di nemici grandi e grossi, in un buzz scoprirono perché il famoso detto predilige così tanto la padella sfrigolante d’olio.<br />
Un’enorme folla di quelli che una volta erano stati esseri umani, ma ora sembravano animali ammassati, i più nudi o seminudi, puzzolenti, accasciati a terra l’uno sull’altro per mancanza di spazio, rappresentava una buona approssimazione di quello che aveva immaginato Dante nel suo viaggio all’inferno. Nella stanza erano tenuti indiscriminatamente uomini e donne, giovani e vecchi, senza nessuna pietà e senza alcuna considerazione, come fossero automi da usare e poi gettare, invece che esseri senzienti. Nei cuori dell’equipaggio della Hope salì un moto di disprezzo per  i mostruori e crudeli invasori.</p>
<p>Erano più che mai decisi a mettere fine a quella barbarie, ad ogni costo.<br />
Naturalmente, per un breve momento la mente geniale e perversa di Volk pensò che forse, per mimetizzarsi meglio, anche le donne del loro gruppo avrebbero dovuto essere seminude (anche se, stranamente, non puzzolenti), ma poi ragionando meglio si vergognò di un pensiero simile in quella situazione, si arrabbiò con se stesso, si adirò con i Venster per essersi infuriato con una persona talmente brillante, e così in un esasperante turbinio di collera.<br />
Il tutto, nel brevissimo spazio di tempo in cui Shepard disse:<br />
- Iniziamo a ballare! -</p>
<p>Lexya fece apparire due enormi padroni di casa. La folla, impaurita, si scostò da loro, e approfittando di questa reazione, riuscirono a percorrere tutta la stanza da un capo all’altro in breve tempo. Seguendo i cloni sgruntanti, arrivarono velocemente alla porta di uscita che, del tutto normalmente in quanto era programmata per farlo, si aprì rilevando le figure dei Venster in attesa di uscire.<br />
Dall’altra parte, altre due guardie, vere, chiesero una spiegazione sul perché alcuni prigionieri venissero prelevati.<br />
- Ordine del Terzo! Li vuole per dei lavori privati &#8211; risposero i cloni.<br />
Jean, sussurrando all’orecchio di Shepard, si chiese stupito &#8211; Li comprendo! Come è possibile? &#8211; ma il capitano lo zittì senza troppe spiegazioni sul virus alieno, intimandogli di stare in silenzio altrimenti li avrebbero scoperti.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La gerarchia Venster in una qualunque struttura militare era organizzata per gradi, così come in qualsiasi altra forza armata, tranne quella di Rasteria, dove il comando era affidato a rotazione a tutti i membri di singoli gruppi di 100 unità, con ovvi risultati sulle strategie di guerra. Rasteria, infatti, è l’unico pianeta nell’universo a non aver mai vinto una singola battaglia, nonostante la disponibilità di una tecnologia molto superiore alle civiltà dalle quali veniva attaccata.</p>
<p>In ogni base Venster il comando supremo era affidato a una specie di semidio, il Primo, che aveva la facoltà di impartire qualsiasi tipo di ordine ai suoi sottoposti, senza apparenti limitazioni, a meno che non fosse in contrasto con le direttive del Governo Centrale Imperiale. Esse però solitamente erano del genere “fate ciò che volete, basta che non ci chiediate denaro”. Il Primo aveva poi due aiutanti speciali, il Secondo e il Terzo naturalmente, di grado simile tra loro, ma non esattamente uguale. Il Secondo, infatti, aveva il compito di soddisfare con qualunque mezzo i bisogni primari del suo capo, come mangiare, dormire, fare sesso e così via, mentre il Terzo doveva organizzare il resto delle esigenze della base, in modo che il Primo potesse dedicarsi soltanto ai compiti primari suddetti.<br />
Quindi, de facto, il Secondo aveva un’autorità maggiore, sebbene ufficialmente fossero di pari grado.<br />
In ogni caso, come era risultato da studi atariani forniti alla Resistenza prima della rottura dell’alleanza, giustificare un proprio comportamento come “ordine del Secondo, o del Terzo” (a seconda del tipo di atteggiamento) era perfettamente sufficiente per bloccare sul nascere ulteriori domande. Salvo, ovviamente, venire disintegrati nel caso si fosse stati scoperti a millantare.</p>
<p>Oppure promossi, a seconda dell’umore del Primo.</p>
<p>Per questo, dovendo far spostare i suoi compagni nella base, Lexya scelse di rispondere “Ordine del Terzo”.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Tramite questi semplici accorgimenti, il gruppo scoprì che era relativamente facile muoversi nella base e operare sulle strumentazioni presenti.<br />
Volk si mise a cercare, come sempre, un punto di accesso per potersi interfacciare con la rete informatica interna, onnipresente in quel tipo di installazioni aliene.<br />
- Noi siamo qui &#8211; disse a un tratto indicando una mappa dettagliata della base, apparsa su uno schermo sulla parete del corridoio secondario che stavano percorrendo. &#8211; Non molto lontano da questo punto, che è la sala di uno dei reattori principali della stazione. Così come le navi, anche questa base sfrutta l’energia estratta da una singolarità spaziotemporale, quindi destabilizzandola sarei in grado di creare un bel po’ di problemi. Naturalmente, quando saremo pronti dovremo prima richiamare Buzz tramite la radio iperspaziale, per poter scappare in tempo, o&#8230; -<br />
-E’ chiaro, Volk &#8211; lo fermò Shepard. &#8211; Andiamo. -</p>
<p>Il gruppo si mosse ancora, sempre scortato dai due cloni Venster, verso la sala indicata sulla mappa. Gli stretti cunicoli che si dipanavano nell’enorme edificio erano tortuosi quanto basta per fare impazzire chiunque, anche controllando continuamente la piantina. Inoltre, per evitare numerosi posti di guardia, dovettero spesso tornare sui proprio passi,  come in un complesso labirinto. Fortunatamente, dopo circa un’ora che giravano intorno a uno stesso punto, riuscirono a raggiungere la destinazione voluta. Ovviamente, tentando di entrare, furono fermati da un grosso Venster che volle conoscere immediatamente informazioni sulle mansioni loro assegnate.<br />
- Ordini del Terzo &#8211; rispose uno dei due cloni. &#8211; Dobbiamo scortare questi schiavi nella sala energia 3, per alcune riparazioni. -<br />
- Impossibile &#8211; rispose il Venster, dopo qualche secondo di riflessione.<br />
- Come? Osi discutere gli ordini del Terzo? Lasciaci passare immediatamente! &#8211; fece esclamare baldanzosamente e con indignazione forzata Lexya a uno dei suoi enormi burattini.<br />
- Certo che oso! -<br />
- Perché? &#8211; la ragazzina non era più tanto sicura di cosa dire, a quel punto.<br />
- Perché sono io il Terzo! Guardie! &#8211; urlò quello che evidentemente doveva essere il Terzo.<br />
Improvvisamente, dieci energumeni apparsi quasi dal nulla accerchiarono il gruppetto eterogeneo.<br />
- Sono traditori! &#8211; urlò Jean, in preda a un attacco di voltagabbanismo, imitando inconsapevolmente l’operato di molti politici terrestri del periodo pre-invasione. &#8211; Vogliono distruggere la base! Ve li consegno, arrestateli! &#8211; aggiunse.<br />
Il Terzo fece un cenno, e improvvisamente calò il buio sulle menti di tutto il gruppo di intrusi.</p>
<p>Ogni anno viene scritta una quantità smisurata di studi sul potere anestetizzante di un pugno Venster ben assestato. Si dice che un Venster esperto possa colpire la vittima con diversi gradi di potenza, in modo da saper dosare esattamente i minuti di durata dello svenimento della stessa. Purtroppo non ci sono prove che avallino o smentiscano questa teoria, perché tutti i ricercatori che hanno provato a sperimentarla sono morti o hanno abbandonato i test dopo il secondo o terzo pugno, raccogliendo una quantità di dati decisamente non sufficiente. Naturalmente si sarebbe potuto ovviare al problema usando diverse cavie, ma stranamente i ricercatori non arrivarono mai a questa conclusione, forse perché storditi dal primo pugno.</p>
<p>In ogni caso Shepard e i suoi rimasero senza conoscenza esattamente fino a quando il Terzo non volle interrogarli, indizio questo che nella leggenda potrebbe celarsi un fondo di verità.</p>
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		<title>10. Pianeta blu</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 09:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ritorno sulla Terra: siamo già pronti per l'happy ending. O forse no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=19"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_epub.png" alt="Capitolo 10 - ePub" /></a>  <a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=20"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_pdf.png" alt="Capitolo 10 - Pdf" /></a></p>
<p><img class="aligncenter" title="Immagine capitolo 10" src="http://www.astronavehope.com/files/immagini/capitolo10.jpg" alt="Immagine capitolo 9" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: <a title="Red paint dripping on cement" href="http://www.flickr.com/photos/8078381@N03/2389552314/" target="_blank">Red paint dripping on cement</a>, di Parée.</p>
<h3>Capitolo 10</h3>
<h2>Pianeta blu</h2>
<p>Passare all’interno di un buco nero, attraversare il sottile confine tra una brana e l’altra del multiverso senza essere sbalzati casualmente come accaduto alla Hope all’inizio di questa storia, è un’esperienza incredibile. Nel senso che è impossibile credere, se non la si prova, quanto sia spiacevole e, sebbene abbia la durata di meno di un secondo, quanto sembri interminabile.<br />
Se pensate, per esempio, che quelle attrazioni da parco dei divertimenti dove venite rivoltati da capo a piedi, o gettati in caduta libera da grandi altezze, insomma dove lo stomaco spesso si trova al posto del cervello (sovente per manifesta mancanza di quest’ultimo che rimane in coda alla biglietteria), ecco, se credete che queste cose siano spiacevoli, non avete mai provato a passare in un buco nero.</p>
<p>Attendiamo cinque minuti che tornino le folle urlanti di persone che si sono lanciate a cercare un buco nero dopo questa riflessione&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Ok, possiamo continuare.<br />
Dopo un attimo o un’eternità, dipende dai punti di vista, la Hope riapparve nello spazio normale. Tutti erano confusi, disorientati, anche Buzz che pur avendo vissuto esperienze inimmaginabili data la sua natura e la longevità della sua specie, non aveva mai affrontato una prova del genere.<br />
La plancia della Hope scoppiettava e sfrigolava, con cavi pendenti e fumi provenienti da condotti di raffreddamento recisi, scintille di circuiti danneggiati o in corto, oltre naturalmente ai numerosi danni estetici che avrebbero fatto disperare i progettisti Atariani, sempre molto attenti alla perfezione armonica degli oggetti che realizzavano.</p>
<p>Shepard si guardò intorno, per controllare che l’equipaggio fosse illeso.<br />
- Ci siete tutti? &#8211; chiese.<br />
Dopo alcune risposte con toni dal malaticcio al devastato, si accorse del corpo esanime della ragazzina di Etram, steso per terra vicino alla postazione tattica. Guardò intensamente Buzz, che era il più vicino a Lexya, con un’implicita richiesta di rassicurazione.<br />
- E’ solo svenuta, Henry. Ha usato troppe energie per il giochetto della moltiplicazione&#8230; -<br />
- Portala nei suoi alloggi per favore, lasciamola riposare &#8211; ordinò il capitano. &#8211; Se stiamo tutti bene, direi di metterci all’opera per capire dove diavolo siamo &#8211; aggiunse.<br />
Viaggiare tra due universi non è esattamente come prendere un treno consultando l’orario ferroviario e sapere dove e quando si arriverà con una certa precisione.<br />
Va bene, immaginate che sia così, è solo un esempio. Quando vi trasferite attraverso un cunicolo tra due zone diverse del multiverso, non si può essere del tutto precisi riguardo al punto esatto di arrivo. Dipende tutto dall’accuratezza del pilota, e da mille altri fattori diversi, spesso aventi stranamente a che fare con la temperatura di cottura del cibo di alcune civiltà senzienti che abitano i cunicoli stessi. Tali esseri sono  soliti offrire punti di ristoro ai viaggiatori più incalliti, ma solo a quelli in grado di sopportare le loro infinite preghiere prima di poter addentare ogni singolo boccone.<br />
Buzz dispiegò le potenti reti sensoriali della nave, e contemporaneamente anche la propria percezione dello spazio intorno a loro.<br />
- Sento l’energia dei miei fratelli che fluisce di nuovo in me&#8230; siamo nell’universo giusto! &#8211; esclamò.<br />
- E’ già qualcosa&#8230; &#8211; lo schernì Volk.<br />
- E’ molto &#8211; rispose l’atariano senza irritarsi per essere stato canzonato. &#8211; Volete andare sulla Terra? Ogni vostro desiderio è un ordine! -</p>
<p>Lo spazio punteggiato di stelle tremolò, e con un lampo la Hope sparì, per materializzarsi un istante dopo a migliaia di anni luce di distanza, in un piccolo sistema solare periferico di una Galassia qualunque, con al centro una banalissima stella gialla giunta più o meno alla metà del proprio ciclo vitale. Con l’unica particolarità di avere, in orbita intorno ad essa, un modesto pianeta blu, brulicante di esseri umani.<br />
- Ehi, il buco nero ti deve aver creato qualche interferenza&#8230;ti sei sbagliato &#8211; esclamò il russo mentre si avvicinavano a un anonimo mondo grigio, talmente fastidioso a vedersi che gli stessi raggi del Sole erano riluttanti a posarsi su di esso.<br />
- Impossibile. Le coordinate sono giuste, il computer conferma le letture &#8211; esclamò allibita Aria, guardando attentamente la consolle che aveva di fronte.<br />
- Non posso essermi sbagliato! &#8211; sbottò Buzz sorpreso. &#8211; Quella è la Terra. -<br />
- E cos’è quella rete di satelliti in orbita&#8230;non c’era quando siamo partiti&#8230;non possono averla costruita in così poco tempo, neanche i Venster! &#8211; aggiunse Volk.<br />
- Buzz, ci possono vedere? &#8211; domandò Shepard, sempre focalizzato sulle questioni più pratiche.<br />
- No Henry. Non con la mia schermatura attuale. -<br />
- Ian, possiamo aprire un canale di comunicazione con la Resistenza, senza farci scoprire? -<br />
- Possiamo lanciare una sonda e trasmettere da lì. Al massimo scopriranno quella, e noi potremo sempre spostarci in tempo &#8211; rispose lo scienziato.<br />
- Bene, esegui &#8211; ordinò il capitano.<br />
Poi si rivolse a Buzz. &#8211; Notizie dai tuoi simili? &#8211; chiese.<br />
- Non ancora. Sto provando a contattarli, ma non sembrano esserci contingenti da queste parti. Come sai per la comunicazione telepatica dobbiamo essere entro un certo raggio&#8230;-<br />
- La Resistenza? &#8211; lo interruppe Shepard.<br />
- Niente&#8230;nessuna risposta ancora, mi spiace &#8211; annunciò sconsolato Volk.<br />
- Prova un’altra frequenza &#8211; suggerì il capitano.<br />
- Sto usando tutte le frequenze, capo. O non ci vogliono rispondere, oppure&#8230; -<br />
- &#8230;non c’è nessuno che ci senta. &#8211; concluse drammaticamente Aria.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La Resistenza Terrestre, organismo sorto sulle ceneri di vecchie organizzazioni nazionali militari e civili subito dopo l’invasione Venster, al momento della partenza della Hope per la sua delicata missione si era ormai ramificata così capillarmente da costituire una rete disponibile praticamente in ogni angolo del globo.<br />
Non aveva la potenza neanche per contrastare una singola nave Venster, ma riusciva bene in azioni di disturbo e di guerriglia che infastidivano molto gli invasori, nonché nel compito di aiutare la popolazione oppressa. Offriva loro una speranza di un ritorno alla normalità e alla libertà, in un futuro forse lontano, ma vivo nelle menti e nei cuori di tutti.<br />
Una tale istituzione segreta era in grado di gestire gli scambi di informazione tra i vari punti del pianeta, oltre a una discreta porzione dello spazio circostante, grazie a mezzi di fortuna ricostruiti dopo la distruzione di tutti i satelliti e sistemi di comunicazione terrestri.<br />
Sembrava impossibile, quindi, che in poche settimane di assenza dell’equipaggio della nave, la situazione fosse cambiata così drasticamente che neanche una cellula potesse più rispondere a una chiamata prioritaria su un canale cifrato.</p>
<p>- C’è qualcosa che non mi convince &#8211; asserì il capitano dopo alcuni minuti di vani tentativi di trasmissione senza risultati apprezzabili. &#8211; Andiamo giù a vedere. Punto di rendezvous 15 alpha &#8211; aggiunse.<br />
Buzz si buzzò per primo, controllando che il luogo, uno dei tanti scelti e codificati dalla Resistenza come località di sbarco o di incontro per gli agenti terrestri, fosse libero e sicuro. Constatata l’assenza di pericoli, buzzò anche gli altri compagni, tranne Lexya che stava ancora recuperando le forze nei suoi alloggi.<br />
Il panorama che si parò di fronte ai loro occhi appena giunti era desolante. L’edificio, ricavato da un vecchio parcheggio sotterraneo riadattato, era pieno di macerie, segni di conflitto a fuoco, stanze inaccessibili e mobilio completamente distrutto.</p>
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		<title>Messaggio per la Bielorussia, l&#8217;Europa e la Terra</title>
		<link>http://www.astronavehope.com/messaggio-per-la-bielorussia-leuropa-e-la-terra/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 10:45:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Generalmente non interferiamo nelle faccende del passato, ma stante la situazione in un paese a cui siamo molto vicini, abbiamo pubblicato questo messaggio. E&#8217; in inglese, affinché possa essere capito da tutti i popoli, ma il significato è piuttosto chiaro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Generalmente non interferiamo nelle faccende del passato, ma stante la situazione in un paese a cui siamo molto vicini, abbiamo pubblicato <a href="http://astronavehope.tumblr.com/post/2414494820/message-to-all-belarus-people-europe-and-the-earth" target="_blank">questo messaggio</a>.</p>
<p>E&#8217; in inglese, affinché possa essere capito da tutti i popoli, ma il significato è piuttosto chiaro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>9. Parenti serpenti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hope</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certi parenti non sanno far altro che rompere le scatole…
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=17"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_epub.png" alt="Capitolo 9 - ePub" /></a>  <a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=18"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_pdf.png" alt="Capitolo 9 - Pdf" /></a></p>
<p><img class="aligncenter" title="Immagine capitolo 9" src="http://www.astronavehope.com/files/immagini/capitolo09.jpg" alt="Immagine capitolo 9" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: <a title="To the end" href="http://www.flickr.com/photos/threesixes/13411304/" target="_blank">To the end</a>, di Horrace.</p>
<h3>Capitolo 9</h3>
<h2>Parenti serpenti</h2>
<p>Colui che chiameremo semplicemente il capo, poiché aveva un nome impossibile da pronunciare in qualsiasi linguaggio convenzionale, se ne stava seduto sul suo trono luccicante d’oro e pietre preziose creato appositamente per lui dai suoi servitori. Naturalmente non aveva bisogno né di un trono né di servitori, in quanto essere di pura energia fuso con gli altri in una comunione superiore, ma essendo l’individualità più antica e sapiente tra tutti gli Atariani di quell’universo, gli piaceva ogni tanto ostentare la propria pazzia interiore.</p>
<p>In milioni di anni di vita, infatti, avendo visto le ere dell’Universo mutare e passare, era giunto a una sola conclusione che l’aveva reso il più saggio, appunto: l’unica cosa importante dell’esistenza è mantenere intatta la scintilla di follia che risiede in ogni essere senziente.</p>
<p>Quella fiamma che ti fa ridere e danzare con leggiadria anche quando sei in una situazione senza scampo, o che ti fa ricreare con il puro esercizio mentale un palazzo d’oro e pietre preziose, con pareti d’oro, pavimenti d’oro, cibo d’oro, per il semplice piacere di crearlo, poi distruggerlo e creare qualcos’altro senza un significato preciso.<br />
Proprio mentre rifletteva su questi argomenti tanto interessanti, il capo fu interrotto da un maiale verde di Orione, che gli disse: &#8211; Sgrunt, sgrunt sgruf sgruf sgrunt. -<br />
Che nel linguaggio creato appositamente per i maiali di Orione significa: &#8211; Capo, sono arrivati gli ospiti indesiderati dei quali ti accennavo in precedenza. -<br />
Con un cenno, l’essere più saggio e antico di quell’universo ordinò di farli entrare. Appena visto Buzz gli chiese di avvicinarsi, per discutere con lui privatamente. Quindi si rivolse a Shepard e ai suoi compagni.<br />
- Amici &#8211; esordì &#8211; il nostro simile ci ha spiegato tutta la situazione in cui vi trovate. Comprendiamo il vostro problema, e saremo felici di aiutarvi. -<br />
- Bene! &#8211; esclamò Volk sollevato.<br />
- Quindi, invece di distruggervi come aveva immaginato il povero Soltanto Profondo, vi terremo semplicemente qui fra di noi a godere delle meraviglie di questo mondo, che sono sicuro vi piacerà. Con il tempo, potreste addirittura imparare a manipolare, come noi, materia ed energia&#8230; -</p>
<p>A quel punto Aria, che aveva fino ad allora represso ogni commento, si parò davanti all’essere che con così tanta disinvoltura sanciva il fallimento della loro missione, ed esplose.<br />
- Forse non vi siete capiti bene, tra voi scintilloni! &#8211; gridò adottando una terminologia più consona all’amico russo. &#8211; Noi abbiamo bisogno di tornare a casa, per salvare il nostro pianeta. E’ la nostra missione. O ci aiutate, oppure lasciateci andare, troveremo da soli un modo! -<br />
La donna era in preda a un vero e proprio attacco isterico femminile, nonostante gli anni di addestramento nelle tecniche di controllo emozionale. D’altronde, essere prigionieri in un universo alternativo mentre il tuo pianeta è invaso da alieni cattivi metterebbe alla prova anche la pazienza del Maestro più esperto. Prese il maiale verde che era ancora nella stanza, e lo scaglio contro il trono dorato.<br />
Nel frattempo Volk, vedendo la sua musa perdere la calma, era in preda a un silenzioso ma vulcanico attacco di panico interiore.<br />
- Aria, calma&#8230; &#8211; cercò di tranquillizzarla Buzz. &#8211; Ho cercato di spiegarlo anche io, al capo, ma&#8230; -<br />
- Niente ma, Buzz &#8211; si intromise con tono più calmo ma fermo Shepard. &#8211; Aria ha perfettamente ragione. -<br />
Poi si rivolse all’atariano spaparanzato sul trono dorato.<br />
- Signore, quello che ha detto la mia compagna è vero. Noi non accetteremo mai di restarcene qua con le mani in mano mentre il nostro pianeta viene profanato da esseri senza pietà. -<br />
- Non capisco, vi offriamo l’immortalità al posto di una inesorabile fine, e reagite in questo modo? &#8211; lo interruppe il vegliardo.<br />
- Sì &#8211; confermò Shepard. &#8211; Noi umani siamo così. Pensiamo più al bene del nostro popolo, che a quello individuale. -<br />
Mentre lo diceva, sperò che l’antico si bevesse la piccola frottola.<br />
- Vedo nella vostra mente che non è proprio così&#8230;la vostra storia&#8230; -</p>
<p>Dannazione, non se l’era bevuta.</p>
<p>- Ok, ma almeno per noi è così. Altrimenti accetteremmo, no? -<br />
- E’ vero. &#8211; ammise il capo. &#8211; Ciò nonostante, il tradimento della fazione dell’individuo che chiamate Buzz non può essere dimenticato. Hanno cercato di annientarci, e poi sono fuggiti. Noi, però, siamo ancora qui. -<br />
- Ma è successo così tanto tempo fa &#8211; esclamò esasperato Shepard bloccando sul nascere una protesta ben più colorita da parte dell’italiana.<br />
- Il tempo non ha senso, per noi. -<br />
- Ragazzi, il capo ha ragione &#8211; dichiarò serenamente Buzz.<br />
La sua uscita lasciò di stucco tutti i compagni.<br />
- Fidatevi di me &#8211; continuò. &#8211; E’ meglio per tutti. -<br />
Così dicendo l’atariano loro amico si avvicinò al gruppetto e li spinse lontano. Sussurrando, ripeté &#8211; fidatevi di me. -<br />
Quindi guardando l’essere sul trono, disse &#8211; O saggio, accettiamo la tua offerta. Mi scuso per il male che la mia fazione ha fatto ai tuoi antenati e ti ringrazio per la magnanimità. Pagherò volentieri le mie colpe in questo luogo, insieme ai miei compagni. -<br />
- Bene. Vedo che alla fine vi ho condotti alla ragione. Potete andare ora, ho voglia di creare qualcosa&#8230; &#8211; rispose l’antico.<br />
Non facendoselo ripetere due volte, Buzz trasferì se stesso e i compagni in un altro punto del pianeta.</p>
<p>- Si può sapere che ti prende? &#8211; chiese Volk appena riavutosi dal salto quantico.<br />
Buzz, che nel frattempo aveva assunto forma di grosso orsacchiotto di peluche, per adeguarsi all’atmosfera di follia latente del luogo, rispose &#8211; tranquilli, amici. Quando ero in condivisione con il capo, ho notato un piccolo particolare mancante nella loro comunità, rispetto a quella a cui sono abituato io. -<br />
- Cioè? &#8211; chiese Shepard. Tutti gli altri ascoltavano l’amico in religioso silenzio.<br />
- Non c’è traccia di alcun tipo di condivisione di energia, sebbene ne abbiano molta in ognuno di loro. -<br />
- Cosa significa? &#8211; chiese Lexya, poco avvezza alle faccende atariane.<br />
- Vedi, ragazzina &#8211; cominciò a spiegare Buzz, approfittando della domanda per ricapitolare alcuni dettagli anche per gli altri &#8211; gli Atariani del nostro universo sono in grado di operare sulla materia e sull’energia semplicemente condividendo le risorse di ogni individuo. Infatti avevo capito che qualcosa non andava già quando abbiamo scoperto il computer&#8230; -<br />
- E’ vero! &#8211; si intromise Volk. &#8211; Voi non avete mai avuto bisogno di computer! -<br />
- Evidentemente qui sì. E ho anche scoperto che operano ancora attraverso altri strumenti. Sono certamente avanzatissimi tecnologicamente, ma sono ancora su un piano vicino al vostro, più di quanto immaginiate. Evidentemente l’evoluzione qui ha preso un altro corso&#8230;forse a causa dei miei antenati&#8230; -<br />
Buzz assunse un’espressione corrucciata.<br />
- Non puoi fartene una colpa, amico &#8211; lo confortò Aria. &#8211; Non sai neanche se tutte quelle storie che ci ha raccontato quell’essere siano vere. Magari erano loro la fazione cattiva, e a giudicare dai modi&#8230; -<br />
- Sì, in ogni caso, questa differenza ci da un’opportunità. -<br />
- Cioè? &#8211; chiese Shepard.<br />
- Io sono perfettamente in grado di sfruttare la loro energia. E qui ne sento molta in attesa di essere liberata. Non posso accedere ai loro strumenti, se non vogliono, ed è questo che intendeva il capo probabilmente. Fortunatamente, però, non sanno che non mi servono. -<br />
- E la Hope? -<br />
- Tranquillo Henry, è in orbita. L’hanno portata qui insieme a noi. -<br />
- Bene. Allora possiamo andarcene? -<br />
- C’è solo un piccolo problema. &#8211; aggiunse Buzz. &#8211; Anche se non sanno come condividere direttamente tra loro l’energia, possono sentire se io la sottraggo. Avremo quindi poco tempo per fare tutto, e se ci fosse un diversivo in atto, sicuramente avremmo più probabilità di successo. -<br />
- Hai detto che usano strumenti per fare&#8230;ciò che fanno, no? &#8211; si informò Volk. &#8211; Computer, quindi? -</p>
<p>- Qualcosa del genere&#8230; &#8211; precisò l’atariano.<br />
- Bene. Dove c’è un computer, Ian Volk può creare un disastro. Penso io al diversivo. -<br />
- E io &#8211; si intromise Lexya raggiante &#8211; posso generare tantissime copie di noi e della nave, per disorientarli! -<br />
- Bene &#8211; disse Shepard guardando Aria &#8211; sembra proprio che noi potremo sederci comodi e aspettare.<br />
- State pronti, però, appena avrò raccolto sufficiente energia, dovrete agire velocemente. -<br />
- Ehi, sono una Niceiantiyrian, amico. Sono sempre pronta &#8211; scherzò la donna, sorridendo.</p>
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		<title>8. A volte ritornano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hope</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitolo 8]]></category>
		<category><![CDATA[inair]]></category>

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		<description><![CDATA[Rivelazioni inaspettate che potrebbero portare fortuna ai nostri eroi, ma invece...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=15"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_epub.png" alt="Capitolo 8 - ePub" /></a>  <a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=16"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_pdf.png" alt="Capitolo 8 - Pdf" /></a></p>
<p><img class="aligncenter" title="Immagine capitolo 8" src="http://www.astronavehope.com/files/immagini/capitolo08.jpg" alt="Immagine capitolo 8" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: <a title="Panic Button" href="http://www.flickr.com/photos/trancemist/361935363/" target="_blank">Panic Button</a>, di TranceMist.</p>
<h3>Capitolo 8</h3>
<h2>A volte ritornano</h2>
<p>- Pronta a uscire dall’iperspazio, capitano &#8211; annunciò Aria, forse per la prima volta nella sua vita ansiosa per il compito che aveva da svolgere.</p>
<p>Erano giunti, infatti, al termine del percorso descritto dall’avventuriero groenlandese, il mitico pianeta natale degli Inair. Purtroppo, a differenza del solito, il condotto di uscita in questo particolarissimo caso era così stretto da permettere appena il passaggio di una nave di medie dimensioni, sicuramente plasmato in questo modo da una civiltà molto avanzata tecnologicamente. La manovra, quindi, era simile a quella di far passare un’utilitaria nello spazio lasciato tra due monoposto di Formula 1 durante un sorpasso.<br />
Qualunque pilota, anche un Niceian più esperto, avrebbe sicuramente fallito nel tentativo. Per fortuna la Hope poteva vantare l’unico pilota che aveva superato di gran lunga la migliore qualifica galattica, almeno nel nostro universo, evidentemente eguagliato soltanto dal navigatore groenlandese che aveva tracciato quella rotta con successo.</p>
<p>Coadiuvata dal visore virtuale indossato sugli occhi, e sempre in contatto telepatico con Buzz, Aria premette il pulsante per la disattivazione dell’IperSfera, preparandosi alla manovra.<br />
La Hope si impennò di colpo, guidata dalle sapienti mani dell’italiana, e virò velocemente per allinearsi al piccolo corridoio di uscita, venendo subito risucchiata da esso.<br />
- Tienila allineata, Aria! Concentrati sulla nave, non sul passaggio! &#8211; ricordò mentalmente l’atariano all’amica.<br />
Lo scafo tremava e sfrigolava nel turbinio energetico del cunicolo iperspaziale, ogni volta che ne sfiorava i limiti. Aria  adattava i movimenti, quasi senza soluzione di continuità, alle pieghe e ai vortici perennemente cangianti del corridoio, che normalmente non sarebbero stati un problema, ma che date le ristrette dimensioni rischiavano di polverizzare il vascello e il suo equipaggio. Proprio a un passo dalla fine perse per un nanosecondo il controllo, toccò un turbine, virò scompostamente, ma in un attimo si ritrovò nello spazio normale.<br />
- Bella cavalcata! &#8211; esclamò la donna eccitata dal successo, ma anche felice di essere tutta intera. &#8211; Possiamo rifarlo? -<br />
- Direi di aspettare qualche ora &#8211; rispose ridendo Shepard. &#8211; Mi hai graffiato la nave? &#8211; chiese.<br />
- Ehm&#8230; &#8211; ammise Aria guardando i monitor con il rapporto danni. &#8211; Solo una piccolissima scalfittura nella sezione esterna destra della mezzaluna. Niente di grave&#8230; -<br />
- Ian può riparlarla senza problemi, Henry &#8211; si intromise Buzz, incapace di evitare di punzecchiare il russo.<br />
- E ti pareva! &#8211; esclamò Volk.</p>
<p>Buzz attivò lo schermo principale: tutti osservarono ammirati lo spettacolo del corpo celeste nella cui orbita erano appena comparsi.<br />
- Un pianeta grigio e spazzato da fortissimi venti, residui di un antico cataclisma avvenuto milioni di anni fa&#8230; &#8211; declamò.<br />
- Ma cosa dici&#8230;? &#8211; esclamò Volk.<br />
- Uh&#8230;non so, mi è venuta in mente da sola&#8230; -<br />
- Direi di scendere &#8211; decise Shepard. &#8211; Aria, portaci sulla superficie. Ci sono indicazioni utili per decidere il punto di atterraggio? -<br />
- Il diario non cita nulla, ma c’è una lettura di energia abbastanza interessante in questo punto &#8211; rispose la donna, facendo apparire sullo schermo un pallino lampeggiante in prossimità di un altopiano sulla superficie.<br />
- Bene, allora andiamo a vedere se questi Inair hanno un buon comitato di accoglienza &#8211; comandò enfaticamente il capitano.</p>
<p>Mentre la Hope si posava dolcemente nella posizione decisa, il computer situato nelle viscere del pianeta ampliò il proprio sorriso virtuale, in una smorfia di piacere.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Il portello si aprì e dalla nave scesero quattro figure intabarrate nelle tute spaziali, accompagnate da uno gnometto di Cigno-3, un piccolo umanoide volante e dalla pelle blu scura, dotato di minuscole ma possenti ali. Ovvero, la forma scelta da Buzz per l’occasione.<br />
- Capitano, la lettura energetica viene da quel monolito &#8211; annunciò Volk, che aveva in mano alcuni dei suoi strumenti di rilevazione dai quali non si separava quasi mai.<br />
In mezzo all’altopiano svettava un massiccio cubo di roccia, della stessa tonalità di grigio del terreno, ma di evidenti origini artificiali. Aveva all’incirca le dimensioni di un capanno degli attrezzi da cricket di media grandezza, o, per essere più chiari, una stanza da letto di un ricco petroliere arabo decaduto per insorgente secchezza dei propri pozzi.<br />
- Avviciniamoci, ma con cautela &#8211; ordinò Shepard.<br />
I dispositivi di Volk iniziarono ad emettere dei fastidiosi avvisi sonori, connessi direttamente alle cuffie presenti nei caschi delle tute spaziali.<br />
- Le letture sono fuori scala! &#8211; gridò lui nella radio.<br />
- Cerca di capire cos’è, e se è possibile in qualche modo interfacciarsi con quel&#8230;coso. E fai cessare gli allarmi! -<br />
Volk si avvicinò. Premendo freneticamente dei tasti in una maniera del tutto incomprensibile a chiunque non fosse del suo livello intellettivo, cioè nessuno, rimase a lavorare per qualche minuto di fronte al cubo, che sembrava impassibile e incurante dei visitatori alieni.<br />
Dopo alcune imprecazioni nella sua lingua madre, il russo emise un’esclamazione di gioia e superbia contemporaneamente, e si volse verso i suoi spettatori improvvisati.<br />
- Ecco a voi &#8211; dichiarò premendo un tasto &#8211; l’incredibile, fenomenale, grandiosa opera di un genio! -</p>
<p>Una sezione del cubo scomparve improvvisamente, lasciando spazio a un complesso nugolo di luci, schermi, e altri aggeggi la cui funzione era completamente ignota. Quello che però fece sobbalzare tutti, compreso Ian, fu ciò che sentirono subito dopo.<br />
- Itunev&#8230; all&#8230; esa A1K2 degli Inair&#8230; Et&#8230; itag&#8230; id andarvene o eter&#8230; itturt&#8230; &#8211; esclamò una voce tremolante.<br />
- Ehi. Ma che dice questo idiota? &#8211; sbottò con il solito fare principesco Lexya.<br />
- Gli Inair. Siamo nel posto giusto, sembra&#8230;ecco cosa aveva trovato il groenlandese &#8211; intuì Shepard. &#8211; Mi chiedo però perché non si riesca a comprendere&#8230; -<br />
- Credo che ci sia qualcosa che non va &#8211; ammise Volk. &#8211; Un attimo&#8230; -<br />
Il russo si mise nuovamente a lavorare in maniera inintelligibile davanti al pannello appena scoperto.<br />
Dopo un minuto non aveva ancora terminato. Dopo dieci minuti non aveva ancora terminato. I suoi compagni iniziarono a guardarsi e a camminare intorno alla costruzione con impazienza. Dopo venti minuti, appena prima che l’inquietudine provocasse gravi danni irreversibili, Volk annunciò di avere risolto il problema.<br />
- Ecco &#8211; disse &#8211; ora dovrebbe funzionare. &#8211; Premette un altro tasto.<br />
Quello che proferì la voce, con lo stesso tono precedente, ma più deciso e minaccioso, lasciò tutti di stucco.</p>
<p>- Benvenuti nella base A1K2 degli Atariani. Siete pregati di andarvene o sarete distrutti. -</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
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		<title>Aiuta la Hope!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 09:26:16 +0000</pubDate>
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		<title>7. E&#8217; bello essere il capo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:00:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'incontro con pirati dalla mente acuta è sempre un grosso problema…per fortuna non è successo!
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=13"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_epub.png" alt="Capitolo 7 - ePub" /></a>  <a href="http://www.astronavehope.com/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=14"><img src="http://www.astronavehope.com/images/buttons/dld_pdf.png" alt="Capitolo 7 - Pdf" /></a></p>
<p><img class="aligncenter" title="Immagine capitolo 6" src="http://www.astronavehope.com/files/immagini/capitolo07.jpg" alt="Immagine capitolo 6" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: <a title="Global Warming Brains" href="http://www.flickr.com/photos/lapolab/5140120870/" target="_blank">Global Warming Brains</a>, di Emilio Garcia.</p>
<h3>Capitolo 7</h3>
<h2>E&#8217; bello essere il capo</h2>
<p>La piccola nave di predoni pattugliava incessantemente le rotte iperspaziali meno comuni. Quelle più ricche e frequentate erano ormai tutte appannaggio dei più potenti incrociatori pirata Squelgax, mentre loro potevano al massimo ambire a qualche razzia qua e là.</p>
<p>Normalmente passavano le lunghe ore di attesa fra una scorribanda e l’altra bevendo enormi boccali di birra Naqua, che oltre ad avere effetti benefici sul trascorrere del tempo (alcuni dicono che sia sciolto in essa un ingrediente segreto che fa muovere davvero gli orologi più velocemente), è utile anche nella delicatissima e complicata manovra di aggancio a un’altra nave nell’iperspazio. E’ sufficiente un piccolo errore, infatti, per spingere la preda fuori del cunicolo iperspaziale, facendola esplodere. Essere ubriachi è utile non tanto a non commettere errori, quanto a superare velocemente lo sconforto per la perdita, evento molto frequente per questo particolare equipaggio.</p>
<p>In quel frangente, quindi, all’euforia dell’alcol era unita anche l’eccitazione per il primo arrembaggio di successo, almeno per quanto riguarda la prima delicata fase.<br />
Tutto ciò era naturalmente ignoto all’equipaggio della Hope, che invece di gioire per la fortuna, si preparava ad arrabbiarsi moltissimo con gli intrusi indesiderati.<br />
- Chi siete ? &#8211; esclamò Lexya furiosa per essere stata interrotta nel momento del trionfo, senza neanche dare uno sguardo ai destinatari della propria ira.</p>
<p>Se si fosse soffermata qualche secondo di più ad osservare la scena, avrebbe potuto notare una situazione piuttosto curiosa: i due membri dell’equipaggio presenti, Aria e lo scienziato russo, erano stati immobilizzati alle loro sedie, mentre Buzz era ancora nei suoi alloggi a recuperare energie dopo l’attacco del sistema di difesa di Etram.<br />
Gli assalitori, invece, sembravano pienamente padroni della plancia, sebbene non molto di se stessi. Sfortunatamente, la loro stazza e soprattutto gli enormi fucili che imbracciavano, con tutta probabilità molto pericolosi, ne facevano di certo degli ospiti ai quali non si poteva negare la cortesia di stare zitti ed eseguire i loro ordini.</p>
<p>Lexya, però, non era una persona capace di tacere e farsi comandare da qualche grosso sconosciuto peloso e con denti aguzzi che spuntavano dalle mascelle allungate, sul muso dai lineamenti vagamente suini. Uno dei pirati la guardò, e sgruntando rumorosamente alzò l’arma, sparandole.<br />
Il raggio mortale partito dal fucile colpì la ragazzina trapassandola, proseguendo oltre e abbattendosi a un centimetro dalla spalla di Shepard, che in quel momento entrava seguito dalla vera Lexya. I due si gettarono a terra appena in tempo per non essere spiacevolmente uccisi.<br />
Non contenta di come erano andate le cose, Lexya rialzandosi si voltò furiosa verso quello che le aveva sparato.<br />
- Chi siete? &#8211; domandò di nuovo.<br />
L’essere dalla faccia di maiale sgruntò nuovamente e fece per sparare un altro colpo, ma questa volta, sicuro che l’esito sarebbe stato peggiore, Shepard si fece avanti, cosa che disorientò completamente l’assalitore che non sapeva decidere su quale bersaglio mirare.<br />
- Scusa, non mi sembra il caso di farci del male. Possiamo parlare? &#8211; disse con tono piacente.<br />
Il pirata sgruntò confuso, abituato a vedere le sue vittime zitte e ubbidienti.<br />
- Per esempio? &#8211; ringhiò.<br />
- Beh&#8230;bel fucile. Posso vederlo? &#8211; provò Henry.<br />
- Oh, sì &#8211; rispose l’altro ridacchiando &#8211; è proprio bello. Tanti buchi fa nella gente. -</p>
<p>Henry si avvicinò un po’, tenendo le mani in vista per dimostrare di non avere intenzioni ostili.<br />
Gli altri esseri-suino stavano fermi, aspettando ordini dal loro capo, che disgraziatamente in quel momento era disorientato e confuso, perché cercava di decidere a quale vittima sparare e contemporaneamente era impegnato in una difficilissima conversazione.<br />
Il capitano continuava con rispettosa lentezza ad avvicinarsi allo sconosciuto.<br />
- Bellissimo &#8211; sospirò, raggiunto il pirata. &#8211; Sai ho sempre sognato averne uno. Fa tanti buchi eh? -<br />
- Oh certo! Fatto tanti buchi nella testa della gente! -<br />
- Solo nella testa? Posso tenerlo? Il fucile del capo! &#8211; esclamò con fare entusiasta mentre agguantava l’arma strappandola facilmente dalle mani dell’energumeno.<br />
- Fregato &#8211; urlò Volk osservando la scena.<br />
- Scusa &#8211; disse Shepard guardando l’essere che aveva di fronte e puntandogli contro il fucile.<br />
- Bene, ora ragazzi ve ne andrete tutti dalla mia nave, o farò un bel buco nel vostro capo. Intesi? -<br />
La risposta fu sconcertante. Uno degli altri assalitori mirò e sparò sul proprio superiore, disgregandolo mentre ridacchiava sgruntosamente.<br />
- Ora io è il capo! &#8211; esclamò mentre sparava a Shepard.</p>
<p>Il capitano fece appena in tempo a tuffarsi di lato, avendo subodorato il pericolo. Purtroppo, nel farlo in maniera scomposta, fece cadere il fucile, ma fortunatamente il secondo colpo che sentì partire non era diretto contro di lui, facile bersaglio a terra, ma contro chi gli aveva sparato.</p>
<p>- Ora IO è il capo! &#8211; disse un altro pirata, e così in sequenza, fino a che rimase soltanto uno degli assalitori.<br />
- Io è il capo, e nessuno potrà uccidere me! &#8211; gridava eccitato.<br />
- Sì, ma non hai più nessuno a cui ordinare nulla &#8211; esclamò Lexya che nel frattempo si era ripresa dallo spavento di vedersi arrivare contro un raggio mortale sparato da un enorme fucile tenuto in mano da un maiale colossale.</p>
<p>Il geniale sopravvissuto sgruntò e uhmmò, poi fece la prima cosa intelligente della sua vita, sfortunatamente per gli altri proprio in quel momento: sparò al fucile rimasto a terra, appena prima che Shepard riuscisse a recuperarlo. A quel punto, colto da improvvisa illuminazione, annunciò: &#8211; Voi fare quello che dico! Darmi tutte le cose preziose e poi io andarmene ricco sulla mia nave! -</p>
<p>Con metà equipaggio legata e l’unico veramente in grado fare qualcosa irreperibile, non c’era altro da fare che obbedire. Certo, avrebbe potuto tentare di svegliare l’atariano, se solo fosse stato vicino al suo alloggio, ma dubitava di poter raggiungere l’ascensore e attraversare i due ponti che l’avrebbero portato nel settore alloggi prima di essere disintegrato.<br />
Con uno sguardo dissuase Lexya dal tentare altri trucchi, che avrebbero potuto peggiorare la situazione.<br />
- Va bene, cosa vuoi? &#8211; chiese Shepard.<br />
- Cose preziose. Armi, gioielli, nucleo iperspazio&#8230; -<br />
- Ma usciremmo dal cunicolo, finiremmo nello spazio profondo senza via di scampo! -<br />
Il pirata si limitò a sgruntare e a mostrare meglio l’arma che aveva in mano.<br />
Naturalmente la richiesta era inaccettabile, pensò il capitano, preparandosi a prendere tempo per trovare una soluzione al problema. Anche potendo contare sulle capacità di Buzz, senza  IperSfera sarebbe stato comunque molto più complicato portare a termine la missione, e salvare la Terra.</p>
<p>- Allora, mi date quello che voglio? &#8211; chiese impaziente l’assalitore.<br />
Henry, non rispose. La transitoria fase di lucidità dell’enorme essere-maiale era già terminata, poiché invece di fare qualcosa che avrebbe esercitato una certa pressione sul capitano, per esempio uccidere uno degli ostaggi, ripeté semplicemente la domanda.<br />
Henry continuò a non rispondere.<br />
Il pirata ordinò nuovamente: &#8211; Datemi le cose per diventare ricchissimo! -<br />
Per la terza volta il capitano rimase zitto.</p>
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		<title>6. Il paradiso dei grafici senza palette</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 09:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un pianeta rosso e la sua accoglienza eccessivamente calorosa. Basterà una nuova amica a salvare la Hope?
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.</p>
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<p style="text-align: center;">Immagine di copertina: rielaborazione di <a title="Sunrise Metropolis" href="http://www.flickr.com/photos/tjblackwell/4576600244/" target="_blank">Sunrise Metropolis</a>, di Tom Blackwell.</p>
<h3>Capitolo 6</h3>
<h2>Il paradiso dei grafici senza palette</h2>
<p>Lexya Doix era stufa del lavoro che i suoi genitori, o meglio i suoi sfruttatori acquisiti, la costringevano a fare. Trasportare tutto il giorno merce di dubbia provenienza sul suo hover- pattino, per le grandi strade della città, non era certo il tipo di divertimento che una ragazzina della sua età avrebbe preferito. Certo, aveva provato un paio di volte a ribellarsi a quello status quo, scappando per qualche giorno, ma purtroppo i suoi genitori avevano una particolarità che ogni volta la faceva tornare con la coda fra le gambe: erano ricchi sfondati. Per una trovatella dei bassifondi, adottata quando era poco più che una neonata, avere una bella casa e vivere nel lusso più sfrenato significava molto. Ogni volta che era fuggita, stanca delle imposizioni e della mancanza di amore che le veniva riservata, aveva sognato di incontrare qualche bellissimo capitano di astronave che si invaghisse di lei e la portasse via da quel pianeta provinciale all’orlo della galassia. Immancabilmente, però, si era trovata a dormire per strada tra la sporcizia, insidiata da esseri di età incerta, ma di sicure intenzioni, decisamente inadatte a una giovane dell’alta società.</p>
<p>Quindi, mentre si recava a consegnare l’ennesimo pacchetto importantissimo riservato a chissà quale riccone, con il sospetto che i suoi la mandassero in giro proprio per il suo aspetto innocente, non sperava più in uno sconvolgimento della propria vita simile a quello che, di lì a poco, avrebbe sperimentato.<br />
Sfrecciando sul suo mezzo volante, vide con la coda dell’occhio una scena che la indusse a premere insistentemente sul pulsante dei freni, incurante della sorte del pacco che trasportava malamente assicurato, vicino ai piedi.  Un curioso essere alieno, stranamente attraente, correva per sfuggire alle guardie robotiche delle forze militari reali. Scrutandolo attentamente vide che era alto, con peli facciali molto folti, ma d’aspetto ben curato, e aveva una singolare pelle rosa chiara.</p>
<p>Senza neanche pensarci due volte provò subito simpatia per il malcapitato, pur non conoscendo la sua storia: come ogni ragazzina, a prescindere dal pianeta di origine, aveva un debole per i furfanti, e se questo tizio correva così a perdifiato per allontanarsi dalle guardie del re, doveva essere davvero un delinquente con i fiocchi.</p>
<p>Rapita dalla scena, non si accorse che lui le si avvicinava, ma gli inseguitori guadagnavano terreno velocemente. Svoltò in un vicolo vicino, per godersi lo spettacolo senza pericoli, ma appena vide il fuggitivo passarle di fianco lo chiamò e lo tirò per un braccio, in modo che si nascondesse con lei.<br />
- Ehi, qui! &#8211; gli sussurrò.<br />
L’uomo si guardò intorno per capire da dove provenisse la voce, poi sentendosi afferrare per una manica, si tuffò nella buia stradina.<br />
- Chi sei? &#8211; chiese Lexya emozionata.</p>
<p>- Mi chiamo Henry Shepard &#8211; rispose lui. &#8211; Quei cosi sono davvero insistenti! -</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La Hope era uscita dall’ennesimo salto nell’iperspazio condotto magistralmente dalla ragazza italiana. Davanti a loro, a poche centinaia di migliaia di chilometri di distanza, si stagliava un pianeta rosso, all’incirca delle dimensioni della Terra, con ampie valli scarlatte, e vasti oceani dai riflessi vermigli. Il rosso era evidentemente il colore preferito dagli abitanti del pianeta, o almeno era così auspicabile, altrimenti la vita per loro sarebbe stata davvero dura.<br />
Il dettaglio che in quel momento attirava maggiormente l’attenzione dell’equipaggio della nave era, però, la schiera di satelliti difensivi che orbitava intorno al corpo celeste, sparsi su varie orbite. Purtroppo in questa occasione i cannoni a fase erano puntati dalla parte sbagliata, o giusta, a seconda dei punti di vista, e cioè direttamente contro la Hope.<br />
- Signore &#8211; annunciò Buzz &#8211; un messaggio. -<br />
- Sentiamolo&#8230; &#8211; rispose Shepard.</p>
<p>- NAVE NON PROGRAMMATA.    SIETE ENTRATI NELLO SPAZIO DI ETRAM. AVETE UN SECONDO PER TORNARVENE DA DOVE SIETE VENUTI. -</p>
<p>Un istante dopo i cannoni iniziarono a sparare sulla Hope. Contemporaneamente, un raggio traente si attivò da un’altra piattaforma orbitante, costringendo la nave a mantenere la posizione.</p>
<p>- VI AVEVAMO AVVERTITI. ORA SARETE DISTRUTTI. -<br />
- Ehi &#8211; esclamò Volk &#8211; questi hanno un concetto di tempo molto irritante! -<br />
- Rispondete al fuoco! Buzz, gli schermi! &#8211; ordinò il capitano.<br />
- Per l’appunto &#8211; si intromise Aria con tono incredibilmente calmo, questo è Etram, il pianeta rosso, tappa numero dodici dell’itinerario proposto dall’avventuriero groenlandese. -<br />
- E dovevamo per forza fermarci qui, eh? &#8211; sbottò Volk.<br />
- Ehi, il diario non accenna a nessuna difesa di questo tipo! &#8211; si difese la donna. &#8211; Comunque, questo è l’unico punto da cui parte il prossimo corridoio. -<br />
- Quanto tempo abbiamo, Buzz? &#8211; chiese Shepard, ignorando completamente il battibecco fra i due ufficiali.<br />
- Beh, quei cannoni non sono molto potenti, ma sono tanti. Sembrano ben schermati, quindi dubito che potremo&#8230; -<br />
- Quanto tempo? &#8211; domandò di nuovo con insistenza il capitano.<br />
- Qualche ora al massimo. Poi verremo spazzati via. -<br />
- Capisco. -</p>
<p>A quel punto, non sapendo che decisione prendere, Henry giunse all’unica conclusione che gli sembrava decisamente più<br />
stupida che rimanere lì ad attendere di essere fatti a pezzi.</p>
<p>- Buzz. Mandami sulla superficie! &#8211; ordinò.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Shepard squadrò con curiosità il piccolo essere che lo aveva momentaneamente salvato dai minacciosi robot che lo inseguivano. Bassa statura, pelle di un cremisi acceso e capelli fulvi, di una tonalità molto scura. Umanoide, o almeno così sembrava a prima vista, approfondendo l’indagine il terrestre capì, dalle forme generose ma ancora evidentemente acerbe, che doveva trattarsi di una giovane femmina, sebbene sembrasse più un diavoletto.<br />
Per una poco incredibile coincidenza, “diavoletto” era lo stesso aggettivo (tradotto nel loro linguaggio, ovviamente) con il quale tutti si rivolgevano alla ragazzina.<br />
- Ciao, io sono Lexya. Mi piacciono i delinquenti! -<br />
- Che cosa? &#8211; chiese Henry stupito.<br />
- Senti, stai scappando dalle guardie reali, no? Da come sparavano, mi sembravano intenzionate più a friggerti il sedere che a parlarti. Quindi devi aver fatto qualcosa di grosso&#8230; -<br />
- Ma&#8230; &#8211; il capitano era confuso. &#8211; No&#8230;è solo che credo che i tuoi simili non gradiscano che la mia nave, al momento in orbita, rimanga dov’è tutta intera. -<br />
- Tipico di Roxyo II. Il suo consigliere per la difesa, Umbyo, ha una politica piuttosto&#8230;distruttiva con gli stranieri. -<br />
- Beh, ora che sono qui, devo trovare il modo di farli smettere, o saranno guai. -<br />
- Intanto cominciamo a mandar via quelle guardie &#8211; suggerì la giovane, che stranamente sentiva di doversi fidare dello sconosciuto.</p>
<p>Chiuse gli occhi e si sedette nel vicolo. Sbirciando da dietro l’angolo, Shepard vide una copia esatta di se stesso apparire di fronte alle guardie. Sbalordito, rimase a seguire la scena.<br />
- Ehi! Sono qui! &#8211; gridò il falso umano, correndo esattamente dalla parte opposta di dove si trovava il suo originale.</p>
<p>Il capitano osservò il suo clone portare via, sempre più lontano, i fastidiosi guardiani del re, finché il gruppo non sparì all’orizzonte. A quel punto la ragazzina riaprì gli occhi, e sorrise al nuovo arrivato.</p>
<p>- Lo&#8230;lo fai spesso? &#8211; balbettò lui.<br />
- Certo! E’ un gioco da ragazzi. Lo fanno tutti qui. Quei robot sono talmente stupidi. Sai, ogni tanto mio padre mi chiede di portare alcuni&#8230;pacchi&#8230;a&#8230;certe persone, e questo scherzetto è piuttosto utile. -<br />
- Tuo padre? E’ un&#8230;cioè insomma, per questo ti piacciono i delinquenti? Anche lui lo è? -</p>
<p>Lexya rise. &#8211; No, no, lui è il governatore della città. -</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
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