9. Parenti serpenti

hope | capitoli
20 dic 2010

Scarica il capitolo nel formato che preferisci (ePub o Pdf), oppure leggilo direttamente online.

Capitolo 9 - ePub Capitolo 9 - Pdf

Immagine capitolo 9

Immagine di copertina: To the end, di Horrace.

Capitolo 9

Parenti serpenti

Colui che chiameremo semplicemente il capo, poiché aveva un nome impossibile da pronunciare in qualsiasi linguaggio convenzionale, se ne stava seduto sul suo trono luccicante d’oro e pietre preziose creato appositamente per lui dai suoi servitori. Naturalmente non aveva bisogno né di un trono né di servitori, in quanto essere di pura energia fuso con gli altri in una comunione superiore, ma essendo l’individualità più antica e sapiente tra tutti gli Atariani di quell’universo, gli piaceva ogni tanto ostentare la propria pazzia interiore.

In milioni di anni di vita, infatti, avendo visto le ere dell’Universo mutare e passare, era giunto a una sola conclusione che l’aveva reso il più saggio, appunto: l’unica cosa importante dell’esistenza è mantenere intatta la scintilla di follia che risiede in ogni essere senziente.

Quella fiamma che ti fa ridere e danzare con leggiadria anche quando sei in una situazione senza scampo, o che ti fa ricreare con il puro esercizio mentale un palazzo d’oro e pietre preziose, con pareti d’oro, pavimenti d’oro, cibo d’oro, per il semplice piacere di crearlo, poi distruggerlo e creare qualcos’altro senza un significato preciso.
Proprio mentre rifletteva su questi argomenti tanto interessanti, il capo fu interrotto da un maiale verde di Orione, che gli disse: – Sgrunt, sgrunt sgruf sgruf sgrunt. -
Che nel linguaggio creato appositamente per i maiali di Orione significa: – Capo, sono arrivati gli ospiti indesiderati dei quali ti accennavo in precedenza. -
Con un cenno, l’essere più saggio e antico di quell’universo ordinò di farli entrare. Appena visto Buzz gli chiese di avvicinarsi, per discutere con lui privatamente. Quindi si rivolse a Shepard e ai suoi compagni.
- Amici – esordì – il nostro simile ci ha spiegato tutta la situazione in cui vi trovate. Comprendiamo il vostro problema, e saremo felici di aiutarvi. -
- Bene! – esclamò Volk sollevato.
- Quindi, invece di distruggervi come aveva immaginato il povero Soltanto Profondo, vi terremo semplicemente qui fra di noi a godere delle meraviglie di questo mondo, che sono sicuro vi piacerà. Con il tempo, potreste addirittura imparare a manipolare, come noi, materia ed energia… -

A quel punto Aria, che aveva fino ad allora represso ogni commento, si parò davanti all’essere che con così tanta disinvoltura sanciva il fallimento della loro missione, ed esplose.
- Forse non vi siete capiti bene, tra voi scintilloni! – gridò adottando una terminologia più consona all’amico russo. – Noi abbiamo bisogno di tornare a casa, per salvare il nostro pianeta. E’ la nostra missione. O ci aiutate, oppure lasciateci andare, troveremo da soli un modo! -
La donna era in preda a un vero e proprio attacco isterico femminile, nonostante gli anni di addestramento nelle tecniche di controllo emozionale. D’altronde, essere prigionieri in un universo alternativo mentre il tuo pianeta è invaso da alieni cattivi metterebbe alla prova anche la pazienza del Maestro più esperto. Prese il maiale verde che era ancora nella stanza, e lo scaglio contro il trono dorato.
Nel frattempo Volk, vedendo la sua musa perdere la calma, era in preda a un silenzioso ma vulcanico attacco di panico interiore.
- Aria, calma… – cercò di tranquillizzarla Buzz. – Ho cercato di spiegarlo anche io, al capo, ma… -
- Niente ma, Buzz – si intromise con tono più calmo ma fermo Shepard. – Aria ha perfettamente ragione. -
Poi si rivolse all’atariano spaparanzato sul trono dorato.
- Signore, quello che ha detto la mia compagna è vero. Noi non accetteremo mai di restarcene qua con le mani in mano mentre il nostro pianeta viene profanato da esseri senza pietà. -
- Non capisco, vi offriamo l’immortalità al posto di una inesorabile fine, e reagite in questo modo? – lo interruppe il vegliardo.
- Sì – confermò Shepard. – Noi umani siamo così. Pensiamo più al bene del nostro popolo, che a quello individuale. -
Mentre lo diceva, sperò che l’antico si bevesse la piccola frottola.
- Vedo nella vostra mente che non è proprio così…la vostra storia… -

Dannazione, non se l’era bevuta.

- Ok, ma almeno per noi è così. Altrimenti accetteremmo, no? -
- E’ vero. – ammise il capo. – Ciò nonostante, il tradimento della fazione dell’individuo che chiamate Buzz non può essere dimenticato. Hanno cercato di annientarci, e poi sono fuggiti. Noi, però, siamo ancora qui. -
- Ma è successo così tanto tempo fa – esclamò esasperato Shepard bloccando sul nascere una protesta ben più colorita da parte dell’italiana.
- Il tempo non ha senso, per noi. -
- Ragazzi, il capo ha ragione – dichiarò serenamente Buzz.
La sua uscita lasciò di stucco tutti i compagni.
- Fidatevi di me – continuò. – E’ meglio per tutti. -
Così dicendo l’atariano loro amico si avvicinò al gruppetto e li spinse lontano. Sussurrando, ripeté – fidatevi di me. -
Quindi guardando l’essere sul trono, disse – O saggio, accettiamo la tua offerta. Mi scuso per il male che la mia fazione ha fatto ai tuoi antenati e ti ringrazio per la magnanimità. Pagherò volentieri le mie colpe in questo luogo, insieme ai miei compagni. -
- Bene. Vedo che alla fine vi ho condotti alla ragione. Potete andare ora, ho voglia di creare qualcosa… – rispose l’antico.
Non facendoselo ripetere due volte, Buzz trasferì se stesso e i compagni in un altro punto del pianeta.

- Si può sapere che ti prende? – chiese Volk appena riavutosi dal salto quantico.
Buzz, che nel frattempo aveva assunto forma di grosso orsacchiotto di peluche, per adeguarsi all’atmosfera di follia latente del luogo, rispose – tranquilli, amici. Quando ero in condivisione con il capo, ho notato un piccolo particolare mancante nella loro comunità, rispetto a quella a cui sono abituato io. -
- Cioè? – chiese Shepard. Tutti gli altri ascoltavano l’amico in religioso silenzio.
- Non c’è traccia di alcun tipo di condivisione di energia, sebbene ne abbiano molta in ognuno di loro. -
- Cosa significa? – chiese Lexya, poco avvezza alle faccende atariane.
- Vedi, ragazzina – cominciò a spiegare Buzz, approfittando della domanda per ricapitolare alcuni dettagli anche per gli altri – gli Atariani del nostro universo sono in grado di operare sulla materia e sull’energia semplicemente condividendo le risorse di ogni individuo. Infatti avevo capito che qualcosa non andava già quando abbiamo scoperto il computer… -
- E’ vero! – si intromise Volk. – Voi non avete mai avuto bisogno di computer! -
- Evidentemente qui sì. E ho anche scoperto che operano ancora attraverso altri strumenti. Sono certamente avanzatissimi tecnologicamente, ma sono ancora su un piano vicino al vostro, più di quanto immaginiate. Evidentemente l’evoluzione qui ha preso un altro corso…forse a causa dei miei antenati… -
Buzz assunse un’espressione corrucciata.
- Non puoi fartene una colpa, amico – lo confortò Aria. – Non sai neanche se tutte quelle storie che ci ha raccontato quell’essere siano vere. Magari erano loro la fazione cattiva, e a giudicare dai modi… -
- Sì, in ogni caso, questa differenza ci da un’opportunità. -
- Cioè? – chiese Shepard.
- Io sono perfettamente in grado di sfruttare la loro energia. E qui ne sento molta in attesa di essere liberata. Non posso accedere ai loro strumenti, se non vogliono, ed è questo che intendeva il capo probabilmente. Fortunatamente, però, non sanno che non mi servono. -
- E la Hope? -
- Tranquillo Henry, è in orbita. L’hanno portata qui insieme a noi. -
- Bene. Allora possiamo andarcene? -
- C’è solo un piccolo problema. – aggiunse Buzz. – Anche se non sanno come condividere direttamente tra loro l’energia, possono sentire se io la sottraggo. Avremo quindi poco tempo per fare tutto, e se ci fosse un diversivo in atto, sicuramente avremmo più probabilità di successo. -
- Hai detto che usano strumenti per fare…ciò che fanno, no? – si informò Volk. – Computer, quindi? -

- Qualcosa del genere… – precisò l’atariano.
- Bene. Dove c’è un computer, Ian Volk può creare un disastro. Penso io al diversivo. -
- E io – si intromise Lexya raggiante – posso generare tantissime copie di noi e della nave, per disorientarli! -
- Bene – disse Shepard guardando Aria – sembra proprio che noi potremo sederci comodi e aspettare.
- State pronti, però, appena avrò raccolto sufficiente energia, dovrete agire velocemente. -
- Ehi, sono una Niceiantiyrian, amico. Sono sempre pronta – scherzò la donna, sorridendo.

Pagine: 1 2

Tags: , , , ,

Ti è piaciuto il mio libro, e vuoi aiutarmi a sostenere le spese di promozione e a scrivere il seguito? Fai una donazione!

Un commento

  1. [...] >> Continua a leggere Condividi: [...]

Lascia un commento