11. La volpe e l’uva
hope | capitoli3 gen 2011
Dopo una ventina di minuti di lavoro, Ian annunciò che tutto era pronto. Naturalmente, non lo fece semplicemente, ma nei suoi soliti irritanti modi da complesso di superiorità esagerato.
- Ora mi basta premere qui, per attivare il timer… -
La porta si aprì. Il Primo entrò, pestando gli enormi piedi furioso. Nel complesso, l’aspetto era quello di una montagna che si fosse improvvisamente mossa, spinta da una scintilla di rabbia incontrollabile.
- Chi ha osato! – urlò.
Volk si girò verso Lexya. – Ehi, ragazzina, non c’è più bisogno. Lasciaci lavorare ora. -
Lei scosse la testa in segno di diniego, terrorizzata, ma lui non la vide perché si era già girato verso l’energumeno.
- Ehi, bello, dai ora finiamo il lavoro e poi ce ne andiamo. Poi ti mandiamo un bel rapporto sulla tua ex-base, ok? – scherzò sarcastico.
I suoi amici cercarono di fermarlo, ma era ormai troppo tardi. Volk fu raggiunto dall’enorme mano del Venster, che lo spinse di lato, violentemente, contro una paratia.
- Cosa state facendo, patetici terrestri! – tuonò. – Pensate di poter andare in giro a sabotare liberamente il mio regno? -
Aria lo guardò. Era stufa ormai di creature dalle svariate forme
che invariabilmente finivano per urlarle contro.
- Io dico di sì – gli rispose a voce bassa, calma, esattamente un secondo prima di estrarre i due silaha che aveva agganciati alla cintura, e provocare nello stomaco del Primo un ornamentale foro a forma di gatto innamorato.
- Wow – esclamò Volk, innamorato anch’egli. – E questo dove l’hai imparato? -
- Oh – minimizzò lei – è solo un hobby. -
Il Primo ebbe il tempo di guardarsi e riflettere sul fatto che purtroppo, essendo solo un semidio, non era dotato del dono dell’invincibilità come in realtà era sicuro di avere, prima di crollare a terra pesantemente.
- Perché non l’hai fatto prima? – chiese Lexya.
- Dovevamo ancora finire il lavoro. Ian, hai terminato spero? -
- Certo, come stavo cercando di dire poco fa, mi basta premere questo pulsante e… – l’onnipresente computer palmare emise un beep prolungato di allarme. – Ora, abbiamo circa quindici minuti per andarcene. Capitano, se hai un piano, è il momento di metterlo in atto… -
- Veramente, dovrebbe essere già qui, il mio piano, ma… -
Un buzzio lo interruppe. – Eccomi! – esclamò Buzz.
- Appunto, tempismo perfetto! -
- Dove volete andare, signori? – scherzò l’atariano.
Pochi secondi dopo, l’intero equipaggio si ritrovò di nuovo nella familiare plancia della Hope, che per tutto il tempo era rimasta in orbita intorno alla Luna, in una posizione dove non poteva essere rilevata.
Su ordine del capitano, Buzz trasferì tutti gli umani presenti nella base in luoghi sicuri della Terra, lasciando invece i Venster al proprio destino.
Un attimo prima dell’esplosione che distrusse completamente l’avamposto nemico, però, diverse navi partirono da esso, dirigendosi minacciosamente verso la Hope e il pianeta blu.
- Comunicazione in arrivo, capitano – annunciò Aria.
- Sentiamo – rispose Shepard.
Sullo schermo apparve il Secondo, che avendo saputo della fine del Primo, si era autoproclamato semidio e aveva assunto il comando delle operazioni, ordinando l’evacuazione immediata. A dire il vero le sue parole esatte erano state “si salvi chi può!”, ma i suoi sottoposti le interpretarono come un preciso ordine.
- Sono il Sec…ehm, il Primo della Forza di Invasione Venster! Ridicoli umani, pensate che basti far esplodere una nostra piccola struttura per fermarci? – la sua espressione era divertita. – Preparatevi perché ora verremo a trovarvi sul vostro patetico pianetino… -
Il grosso delle navi nemiche, infatti, continuava a puntare verso la Terra, anche se un piccolo distaccamento aveva l’evidente intenzione di schiacciare la Hope e il suo equipaggio.
Shepard rimase in silenzio per qualche istante, con lo sguardo fisso sull’orrendo volto del Secondo.
- Cosa succede, umano, hai perso la parola? – lo schernì il Venster.
- No – rispose calmo Shepard – ma credo che loro non siano d’accordo. -
In quel momento, centinaia di eventi multipli apparvero nello spazio tra la Terra e le navi nemiche, proprio dietro la Hope.
- Quelli, nel caso non lo sapeste – continuò il capitano – sono incrociatori pesanti atariani. Naturalmente potreste non riconoscerli perché sono stati creati appositamente per questa occasione. -
- Che cosa? – chiese il Venster, impegnato a controllare il proprio schermo tattico.
- Oh, non volevo confondervi, mi spiace. Dicevo che sono nostri alleati, ora, e per semplificare le cose, vi daremo una dimostrazione di quello che possono fare. -
Shepard fece un cenno a Buzz, e una delle navi atariane sparò un singolo colpo su un obiettivo nemico, che venne disintegrato senza lasciare traccia.
- Ah, umani! – esclamò con disprezzo il Secondo. – In fondo, non c’è niente di buono sul vostro pianeta! -
Detto ciò, le navi Venster virarono velocemente, e scapparono a gambe levate.
Volk, che aveva trattenuto il respiro fino a quel momento, diventando quasi cianotico ma battendo il record di apnea sulla plancia di una nave spaziale, inspirò profondamente l’aria perfettamente filtrata al profumo di lavanda e timo proveniente dai condotti di condizionamento della Hope, dotazione standard di qualunque nave di classe che si rispetti.
Successivamente, per le strade di una Terra sulla quale, sebbene fosse sempre ricoperta di composto K, il similcemento dei Venster, si cominciava già a respirare un’aria nuova, la Hope e la nave ammiraglia Atariana atterrarono in un punto scelto in fretta e furia, dalle parti dell’antica Italia che ora era unita all’Europa in un unico squallido blocco grigiastro.
Nel frattempo i terrestri sopravvissuti, saputa la notizia della fuga del nemico, spaccavano gioiosamente macchine e robot installate dai Venster, ormai senza controllo.
***
L’inconsueta riunione avvenne tra il capitano Shepard, con Buzz al fianco, e il comandante della flotta Atariana, dal solito nome impronunciabile, che si era per l’occasione mutato anch’esso in forma umanoide per rispetto del suo interlocutore che non poteva evidentemente fare l’inverso.
Durante quell’incontro furono poste le basi per una rinnovata alleanza fra i due popoli, che fosse più solida e stabile della precedente. Gli Atariani, che vedevano nel capitano un uomo dall’integrità morale indiscutibile, nonostante le dubbie abitudini nella scelta delle bevande, gli suggerirono di assumere la posizione di leader dell’umanità sopravvissuta. Malgrado il rifiuto, dettato dalla voglia di libertà che solo il comando di una nave spaziale poteva soddisfare, insieme a loro Shepard pose le basi per il nuovo corso della storia della Terra, e per la nascita del governo unito dei popoli terrestri, che ancora oggi è ricordato come il primo passo dell’umanità verso una nuova forma di consapevolezza e di evoluzione sociale.
Era il 3 Dicembre 2033. Anche se la missione era ormai compiuta, per l’equipaggio della Hope il lavoro non era certamente finito: di fronte a loro il compito di avviare la ricostruzione del pianeta, e poi l’infinità dell’Universo.
O degli Universi.
***
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Tags: atariani, capitoli, capitolo 11, fine, liberazione, terra, venster
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