10. Pianeta blu
hope | capitoli27 dic 2010
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Immagine di copertina: Red paint dripping on cement, di Parée.
Capitolo 10
Pianeta blu
Passare all’interno di un buco nero, attraversare il sottile confine tra una brana e l’altra del multiverso senza essere sbalzati casualmente come accaduto alla Hope all’inizio di questa storia, è un’esperienza incredibile. Nel senso che è impossibile credere, se non la si prova, quanto sia spiacevole e, sebbene abbia la durata di meno di un secondo, quanto sembri interminabile.
Se pensate, per esempio, che quelle attrazioni da parco dei divertimenti dove venite rivoltati da capo a piedi, o gettati in caduta libera da grandi altezze, insomma dove lo stomaco spesso si trova al posto del cervello (sovente per manifesta mancanza di quest’ultimo che rimane in coda alla biglietteria), ecco, se credete che queste cose siano spiacevoli, non avete mai provato a passare in un buco nero.
Attendiamo cinque minuti che tornino le folle urlanti di persone che si sono lanciate a cercare un buco nero dopo questa riflessione…
…
Ok, possiamo continuare.
Dopo un attimo o un’eternità, dipende dai punti di vista, la Hope riapparve nello spazio normale. Tutti erano confusi, disorientati, anche Buzz che pur avendo vissuto esperienze inimmaginabili data la sua natura e la longevità della sua specie, non aveva mai affrontato una prova del genere.
La plancia della Hope scoppiettava e sfrigolava, con cavi pendenti e fumi provenienti da condotti di raffreddamento recisi, scintille di circuiti danneggiati o in corto, oltre naturalmente ai numerosi danni estetici che avrebbero fatto disperare i progettisti Atariani, sempre molto attenti alla perfezione armonica degli oggetti che realizzavano.
Shepard si guardò intorno, per controllare che l’equipaggio fosse illeso.
- Ci siete tutti? – chiese.
Dopo alcune risposte con toni dal malaticcio al devastato, si accorse del corpo esanime della ragazzina di Etram, steso per terra vicino alla postazione tattica. Guardò intensamente Buzz, che era il più vicino a Lexya, con un’implicita richiesta di rassicurazione.
- E’ solo svenuta, Henry. Ha usato troppe energie per il giochetto della moltiplicazione… -
- Portala nei suoi alloggi per favore, lasciamola riposare – ordinò il capitano. – Se stiamo tutti bene, direi di metterci all’opera per capire dove diavolo siamo – aggiunse.
Viaggiare tra due universi non è esattamente come prendere un treno consultando l’orario ferroviario e sapere dove e quando si arriverà con una certa precisione.
Va bene, immaginate che sia così, è solo un esempio. Quando vi trasferite attraverso un cunicolo tra due zone diverse del multiverso, non si può essere del tutto precisi riguardo al punto esatto di arrivo. Dipende tutto dall’accuratezza del pilota, e da mille altri fattori diversi, spesso aventi stranamente a che fare con la temperatura di cottura del cibo di alcune civiltà senzienti che abitano i cunicoli stessi. Tali esseri sono soliti offrire punti di ristoro ai viaggiatori più incalliti, ma solo a quelli in grado di sopportare le loro infinite preghiere prima di poter addentare ogni singolo boccone.
Buzz dispiegò le potenti reti sensoriali della nave, e contemporaneamente anche la propria percezione dello spazio intorno a loro.
- Sento l’energia dei miei fratelli che fluisce di nuovo in me… siamo nell’universo giusto! – esclamò.
- E’ già qualcosa… – lo schernì Volk.
- E’ molto – rispose l’atariano senza irritarsi per essere stato canzonato. – Volete andare sulla Terra? Ogni vostro desiderio è un ordine! -
Lo spazio punteggiato di stelle tremolò, e con un lampo la Hope sparì, per materializzarsi un istante dopo a migliaia di anni luce di distanza, in un piccolo sistema solare periferico di una Galassia qualunque, con al centro una banalissima stella gialla giunta più o meno alla metà del proprio ciclo vitale. Con l’unica particolarità di avere, in orbita intorno ad essa, un modesto pianeta blu, brulicante di esseri umani.
- Ehi, il buco nero ti deve aver creato qualche interferenza…ti sei sbagliato – esclamò il russo mentre si avvicinavano a un anonimo mondo grigio, talmente fastidioso a vedersi che gli stessi raggi del Sole erano riluttanti a posarsi su di esso.
- Impossibile. Le coordinate sono giuste, il computer conferma le letture – esclamò allibita Aria, guardando attentamente la consolle che aveva di fronte.
- Non posso essermi sbagliato! – sbottò Buzz sorpreso. – Quella è la Terra. -
- E cos’è quella rete di satelliti in orbita…non c’era quando siamo partiti…non possono averla costruita in così poco tempo, neanche i Venster! – aggiunse Volk.
- Buzz, ci possono vedere? – domandò Shepard, sempre focalizzato sulle questioni più pratiche.
- No Henry. Non con la mia schermatura attuale. -
- Ian, possiamo aprire un canale di comunicazione con la Resistenza, senza farci scoprire? -
- Possiamo lanciare una sonda e trasmettere da lì. Al massimo scopriranno quella, e noi potremo sempre spostarci in tempo – rispose lo scienziato.
- Bene, esegui – ordinò il capitano.
Poi si rivolse a Buzz. – Notizie dai tuoi simili? – chiese.
- Non ancora. Sto provando a contattarli, ma non sembrano esserci contingenti da queste parti. Come sai per la comunicazione telepatica dobbiamo essere entro un certo raggio…-
- La Resistenza? – lo interruppe Shepard.
- Niente…nessuna risposta ancora, mi spiace – annunciò sconsolato Volk.
- Prova un’altra frequenza – suggerì il capitano.
- Sto usando tutte le frequenze, capo. O non ci vogliono rispondere, oppure… -
- …non c’è nessuno che ci senta. – concluse drammaticamente Aria.
***
La Resistenza Terrestre, organismo sorto sulle ceneri di vecchie organizzazioni nazionali militari e civili subito dopo l’invasione Venster, al momento della partenza della Hope per la sua delicata missione si era ormai ramificata così capillarmente da costituire una rete disponibile praticamente in ogni angolo del globo.
Non aveva la potenza neanche per contrastare una singola nave Venster, ma riusciva bene in azioni di disturbo e di guerriglia che infastidivano molto gli invasori, nonché nel compito di aiutare la popolazione oppressa. Offriva loro una speranza di un ritorno alla normalità e alla libertà, in un futuro forse lontano, ma vivo nelle menti e nei cuori di tutti.
Una tale istituzione segreta era in grado di gestire gli scambi di informazione tra i vari punti del pianeta, oltre a una discreta porzione dello spazio circostante, grazie a mezzi di fortuna ricostruiti dopo la distruzione di tutti i satelliti e sistemi di comunicazione terrestri.
Sembrava impossibile, quindi, che in poche settimane di assenza dell’equipaggio della nave, la situazione fosse cambiata così drasticamente che neanche una cellula potesse più rispondere a una chiamata prioritaria su un canale cifrato.
- C’è qualcosa che non mi convince – asserì il capitano dopo alcuni minuti di vani tentativi di trasmissione senza risultati apprezzabili. – Andiamo giù a vedere. Punto di rendezvous 15 alpha – aggiunse.
Buzz si buzzò per primo, controllando che il luogo, uno dei tanti scelti e codificati dalla Resistenza come località di sbarco o di incontro per gli agenti terrestri, fosse libero e sicuro. Constatata l’assenza di pericoli, buzzò anche gli altri compagni, tranne Lexya che stava ancora recuperando le forze nei suoi alloggi.
Il panorama che si parò di fronte ai loro occhi appena giunti era desolante. L’edificio, ricavato da un vecchio parcheggio sotterraneo riadattato, era pieno di macerie, segni di conflitto a fuoco, stanze inaccessibili e mobilio completamente distrutto.
Tags: capitoli, capitolo 10, resistenza, terra, venster
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